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Una PlayStation non può valere una vita

Litigare per una PlayStation è una fatto talmente ordinario che non fa notizia: quanti fratelli, cugini, amici si sono "azzuffati" per impugnare l'agognato controller o per passare qualche minuto in più davanti ad un videogioco.

Ma se uno strumento che dovrebbe far divertire diventa uno status symbol o una passione per la quale si è disposti a mettere a repentaglio la vita di una persona, allora c'è da prendere in considerazione la possibilità di un ridimensionamento drastico: perchè a dare troppa importanza alle cose (quando non ne necessitano) si rischiano episodi come quello accaduto qualche giorno fa a Vigevano.

Protagonisti due fratelli di 16 e 19 anni che si sono contesi la console a colpi di bastone e coltello: risultato, un polmone perforato che, fortunatamente, guarirà senza nessun problema.

Questo è un caso limite, ma bisogna anche considerarlo un piccolo campanello d'allarme per una società facilmente "corruttibile" da vari idoli d'oro e di "marca" che i media propongono quotidianamente ed impongono come "must have": o ce l'hai (e ci giochi) o non esisti. Invece si tratta solo di divertimento, un diritto che un ragazzo di 16 ha perso da quando ha varcato la soglia del carcere minorile di Milano per colpa di una coltellata sferrata al fratello, reo di giocare troppo alla PlayStation. Tragicomico.

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